In colui che ha percorso l’intera distanza, è libero dal dolore, è ovunque pienamente liberato, ha abbandonato ogni legame: non si trova alcuna febbre.
Dal Dizionario
rāga
Pronunce
In sanscrito e pāli, “passione” o “desiderio”, una delle sei afflizioni radice (mūlakleśa) ed è tipicamente elencata insieme all’avversione (dveṣa) e all’ignoranza (moha) come uno dei tre veleni (triviṣa) che causano sofferenza. Rāga è definita come un fattore mentale che percepisce un fenomeno interno o esterno contaminato come piacevole e quindi lo ricerca. È strettamente sinonimo di “avidità” (lobha). In questa accezione, rāga è talvolta chiamata anche kāmarāga.
Nella psicologia buddhista, quando il contatto con gli oggetti avviene “senza corretta comprensione” o “senza introspezione” (asaṃprajanya), sorgono passione, avversione e illusione. La passione — che è una reazione psicologica associata al perseguire, possedere o bramare uno stimolo piacevole, e all’essere insoddisfatti degli stimoli spiacevoli — può avere come oggetto una vasta gamma di elementi. Le fonti scritturali elencano tra gli oggetti della passione: i piaceri sensoriali, i beni materiali, le persone amate, la fama, i cinque aggregati (skandha), le ideologie e le visioni (dṛṣṭi), gli assorbimenti meditativi (dhyāna) dei regni della “sottile materialità” e dell’”immateriale”, il futuro “ri-divenire” del “sé” (S. bhavarāga) e la “non-esistenza”, ossia la futura “annientazione” del “sé” (S. abhavarāga).
È rilevante notare che l’oggetto del desiderio deve essere contaminato (sāsrava), il che in questo contesto significa che deve trattarsi di un oggetto la cui osservazione comporta un incremento di afflizioni quali odio, ignoranza, orgoglio e gelosia. Questo punto è importante rispetto alla domanda comune se il desiderio di illuminazione sia una forma di desiderio: non lo è, perché l’oggetto di tale desiderio — il nirvāṇa o la buddhità — non è un oggetto contaminato. Si veda anche rūparāga.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"