L’essenziale fulcro di ogni buddha.
Il fulcro essenziale di ogni patriarca.
Conosce senza entrare in contatto con le cose.
Illumina senza porsi di fronte alle condizioni.
Conosce senza entrare in contatto con le cose.
Il suo conoscere è da sé sottile.
Illumina senza porsi di fronte alle condizioni.
Il suo illuminare è da sé meraviglioso.
Il suo conoscere è da sé sottile.
Non vi […]
Dal Dizionario
vikalpa
Pronunce
In sanscrito, “[falsa] discriminazione”, “immaginazione” o “concezione”; le attività discriminative della mente, generalmente descritte in senso negativo come fantasia e immaginazione, e spesso equivalenti alla “proliferazione concettuale” (prapañca). Il vikalpa si riferisce alle attività concettuali della coscienza mentale (manovijñāna), un’attività mentale mediata che opera per mezzo di immagini generiche (sāmānyalakṣaṇa). Il vikalpa è spesso contrapposto alla conoscenza immediata fornita dalla percezione diretta (pratyakṣa). La percezione diretta della realtà è quindi comunemente descritta come nirvikalpa, ossia “libera dal pensiero”.
Nella letteratura si descrivono tipicamente tre tipi di discriminazione concettuale (trivikalpa). (1) La discriminazione intrinseca (svabhāvavikalpa), che si riferisce all’iniziale volgersi del pensiero (vitarka) e alla successiva attenzione sostenuta (vicāra) verso un oggetto percepito delle sei coscienze sensoriali (vijñāna), cioè la discriminazione degli oggetti presenti, come quando la coscienza visiva percepisce un oggetto visivo. (2) La discriminazione concettualizzante (abhinirūpaṇāvikalpa), che si riferisce al pensiero discorsivo sulle idee che sorgono nella sesta coscienza, quella mentale, quando questa si volge verso un oggetto mentale associato a uno qualsiasi dei tre tempi: passato, presente o futuro. (3) La discriminazione che comporta la riflessione su eventi passati (anusmaraṇavikalpa), che si riferisce al pensiero discriminante che coinvolge il ricordo di oggetti passati.
Esiste un’ampia gamma di opinioni sul valore del vikalpa (nel senso di “pensiero” o “concezione”) nel progresso soteriologico. Alcune tradizioni sostengono che l’uso strutturato dell’analisi concettuale e logica (e in particolare dell’inferenza, o anumāna) sia un prerequisito necessario per raggiungere uno stato oltre ogni pensiero. Tale posizione è sostenuta dalle scuole filosofiche indiane e da quelle che privilegiano il cosiddetto sentiero graduale verso l’illuminazione. Nelle fasi del sentiero verso l’illuminazione, tutte le forme di meditazione precedenti il conseguimento del sentiero della visione (darśanamārga) sono “concettuali” e comportano dunque il vikalpa. Altre scuole svalutano radicalmente ogni pensiero come ostacolo alla comprensione della realtà ultima e sostengono che il non concettuale, descritto in alcuni casi come “non-pensiero” (C. wunian), sia accessibile in ogni momento. Un simile approccio, esposto in modo particolarmente celebre nelle tradizioni chan dell’Asia, è associato al cosiddetto sentiero improvviso verso l’illuminazione (vedi dunwu).
Nella scuola yogācāra, il vikalpa è descritto specificamente come la “concezione discriminativa di afferrato e afferrante” (grāhyagrāhakavikalpa), che si riferisce all’errata concezione secondo cui esisterebbe una biforcazione inerente tra un soggetto percipiente (grāhaka) e i suoi oggetti percepiti (grāhya). Questa biforcazione si verifica a causa della falsa immaginazione (abhūtaparikalpa), la tendenza dei fenomeni relativi (paratantra) a essere percepiti erroneamente come divisi in un sé percipiente e in un oggetto percepito a esso esterno. Affidandoci a queste false immaginazioni per costruire il nostro senso di ciò che è reale, ci assoggettiamo inevitabilmente a una sofferenza continua (duḥkha) all’interno del ciclo di nascita e morte (saṃsāra). Il superamento di questa biforcazione conduce alla saggezza non discriminante (nirvikalpajñāna), che, nel sistema del sentiero in cinque stadi (pañcamārga), segna l’inizio del sentiero della visione (darśanamārga), in cui l’adepto vede la realtà direttamente, senza l’intercessione dei concetti. L’eliminazione del grāhyagrāhakavikalpa procede dal meno sottile al più sottile. È più facile realizzare che un oggetto proiettato è una proiezione che realizzare che lo è anche un soggetto proiettante; tra gli oggetti proiettati, è più facile realizzare che i dharma afflitti (saṃkliṣṭa) (gli skandha e così via) sono proiezioni che realizzare che lo sono anche i dharma purificati (vyavadāna) (i cinque sentieri e così via); e tra i soggetti, è più facile realizzare che un soggetto materiale (un sostrato mentale e così via) è una proiezione che realizzare che lo è un soggetto esistente nominalmente (un sé esistente nominalmente e così via). Questa spiegazione del vikalpa, comune nella tradizione dei commentari della prajñāpāramitā, ha influenzato la teoria del saṃpannakrama (stadio di completamento) nel tantra dell’anuttarayoga (yoga supremo), in cui, prima di raggiungere l’illuminazione, i quattro gruppi di vikalpa si dissolvono insieme ai rispettivi prāṇa nel canale centrale (avadhūti).