Ho udito che in un’occasione il Sublime soggiornava presso Sāvatthī, nel Monastero Orientale, il palazzo della madre di Migāra. Allora il venerabile Ānanda, emergendo dal suo ritiro nella sera, si recò dal Sublime e, giunto al suo cospetto, dopo essersi prostrato, si sedette da un lato. Mentre era seduto lì, disse al Sublime: «In un’occasione, quando il Sublime soggiornava tra i Sakya in una città dei Sakya chiamata Nagaraka, là — al cospetto del Sublime — ho udito questo, al suo cospetto ho appreso questo: “Ora dimoro pienamente in una dimora di vacuità”. L’ho udito correttamente, l’ho appreso correttamente, vi ho posto attenzione correttamente, lo ricordo correttamente?»
Dal Dizionario
āyatana
Pronunce
In sanscrito e pāli, “campi sensoriali” o “basi della cognizione”. In ambito epistemologico, i dodici āyatana, che fungono da base per la produzione della coscienza, sono le sei basi sensoriali interne, ossia gli organi di senso (le “facoltà” o indriya: occhio, orecchio, naso, lingua, corpo e mente) e i sei oggetti sensoriali esterni (i “supporti oggettivi” o ālambana: forme, suoni, odori, sapori, oggetti tangibili e fenomeni mentali).
Il contatto (sparśa) tra una base sensoriale e il suo oggetto corrispondente dà luogo a specifiche coscienze sensoriali (vijñāna); per questo motivo, gli āyatana sono considerati l’”accesso” (āya) della mente e degli stati mentali.
Nel contesto della catena dei dodici anelli dell’origine dipendente (pratītyasamutpāda), gli āyatana sono generalmente descritti come comprendenti soltanto le sei basi sensoriali interne. I dodici āyatana costituiscono inoltre i primi dodici dei diciotto elementi (dhātu).
Gli āyatana rappresentano una delle tre grandi tassonomie dei fattori (insieme a skandha e dhātu) presenti nei sūtra, e riflettono uno stadio più arcaico della classificazione dei dharma rispetto alle analisi più elaborate sviluppate nella successiva letteratura abhidharma.
In parole composte come ākāśānantyāyatana, abhibhavāyatana e simili, āyatana assume il significato più generale di “stadio” o “livello”.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"