Dal Dizionario
dhātu
Pronunce
In sanscrito e pāli, “elemento”; termine polisemico con un ampio spettro di applicazioni nei contesti buddhisti.
In epistemologia, i dhatu indicano i diciotto elementi attraverso cui si produce l’esperienza sensoriale: le sei basi sensoriali o organi di senso (indriya, ossia occhio, orecchio, naso, lingua, corpo e mente); i sei oggetti sensoriali corrispondenti (alambana, ossia forme, suoni, odori, sapori, oggetti tangibili e fenomeni mentali); e le sei coscienze sensoriali che risultano dal contatto (sparsa) tra la base e l’oggetto corrispondenti (vijnana, ossia coscienza visiva, uditiva, olfattiva, gustativa, tattile e mentale). Come risulta evidente da questo elenco, i diciotto dhatu comprendono anche i dodici ayatana (campi sensoriali). I dhatu costituiscono una delle tre principali tassonomie dei dharma presenti nei sutra (insieme a skandha e ayatana) e rappresentano una fase più arcaica della classificazione dei fenomeni rispetto alle analisi più elaborate della letteratura matura dell’abhidharma (cfr. dharmaskandha).
In cosmologia, dhatu è usato in riferimento ai tre reami dell’esistenza (trilokadhatu), che comprendono l’intero universo fenomenico: il reame del desiderio (kamadhatu), il reame della forma (rupadhatu) e il reame dell’assenza di forma (arupyadhatu). I tre reami, considerati nel loro insieme, costituiscono l’intero samsara e sono gli ambiti nei quali gli esseri prendono rinascita. In questo senso cosmologico, dhatu è sinonimo di avacara (sfera, dominio).
In senso fisico, dhatu indica gli elementi costitutivi del mondo materiale (cfr. mahabhuta), di cui quattro sono generalmente riconosciuti nelle fonti buddhiste: terra, acqua, fuoco e vento. Talvolta alla lista vengono aggiunti anche lo spazio (akasa) e la coscienza (vijnana).
Il termine dhatu può inoltre riferirsi a una “sostanza fisica elementare”, ossia ai resti corporei, ed è in questo contesto sinonimo di sarira (reliquia), con cui appare spesso nel composto sariradhatu (reliquia corporea). Talvolta si distinguono tre tipi di reliquie: reliquie corporee specifiche (sariradhatu), reliquie d’uso (paribhogikadhatu) e reliquie commemorative (uddesikadhatu).
In uno sviluppo ulteriore di questo significato, nel ratnagotravibhaga il termine dhatu è sinonimo di gotra, l’elemento ultimo che rende possibile a tutti gli esseri diventare buddha; cfr. buddhadhatu.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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