Dal Dizionario

brahmavihāra

In sanscrito e pāli, “dimore divine” o “stato religioso supremo”. Si tratta di una classificazione di quattro oggetti meditativi utilizzati per la coltivazione della meditazione di tranquillità (śamathā): benevolenza amorevole (maitrī; p. mettā), compassione (karuṇā), gioia empatica (muditā) ed equanimità o imparzialità (upekṣā; p. upekkhā). Al meditante viene insegnato di prendere ciascuna delle dimore divine nello stesso modo: partendo dalla prima brahmavihāra, ad esempio, riempie la propria mente di benevolenza amorevole e la diffonde nel mondo, prima in una direzione, poi in una seconda, poi in una terza e in una quarta, quindi in alto, in basso e tutt’intorno, identificandosi sempre con tutti gli esseri e mantenendosi libero dall’odio e dal rancore. Allo stesso modo sviluppa la compassione, la gioia empatica e l’equanimità. Questi quattro fattori vengono assunti come oggetti di meditazione per contrastare l’influenza di specifici stati mentali non salutari (akuśala): la benevolenza amorevole contrasta l’ostilità (vyāpāda), la compassione contrasta il desiderio di nuocere (vihiṃsā), la gioia empatica contrasta l’insoddisfazione o l’invidia per i successi altrui (arati), e l’equanimità contrasta sia il desiderio e l’ostilità derivanti dalla sensualità (kāmarāgavyāpāda) sia il desiderio di ottenere l’approvazione altrui (anunaya). Di queste dimore divine, le prime tre sono capaci di produrre le prime tre delle quattro assorbizioni meditative (dhyāna); la quarta dimora divina è la sola capace di produrre la quarta assorbizione meditativa. Le quattro dimore divine sono elencate nel Visuddhimagga tra i quaranta oggetti meditativi (kammaṭṭhāna) che il meditante può perseguire. Il Visuddhimagga osserva che esse sono utili soltanto per la coltivazione della tranquillità (p. samatha; s. śamatha), e non per la coltivazione dell’intuizione (p. vipassanā; s. vipaśyanā). Assunte come oggetti di concentrazione ed estese in meditazione a tutti gli esseri senza limite, le dimore divine vengono anche denominate “stati senza confini” (apramāṇa).

"The Princeton Dictionary of Buddhism"

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