I fenomeni sono preceduti dalla mente, guidati dallla mente, formati dalla mente. Se parli o agisci con mente serena, la felicità ti segue— come un’ombra che mai si separa.
Dal Dizionario
maitrī
Pronunce
In sanscrito, “benevolenza amorevole”, “gentilezza”; spesso indicata nella letteratura occidentale con la forma pāli mettā. La benevolenza è una delle quattro dimore divine (brahmavihāra) e dei quattro stati illimitati (apramāṇa), ed è definita come il desiderio di felicità. Le altre tre dimore divine e stati illimitati sono karuṇā (compassione), muditā (gioia compartecipe) e upekṣā (equanimità).
Tra i quattro brahmavihāra, la benevolenza — insieme a compassione e gioia compartecipe — è in grado di generare i primi tre dei quattro stati di assorbimento meditativo (dhyāna), mentre l’equanimità è sola capace di produrre il quarto. Nel Visuddhimagga, la benevolenza è annoverata fra i quaranta oggetti di meditazione (kammaṭṭhāna). Il testo indica che le dimore divine, inclusa la benevolenza, vanno impiegate solo per la coltivazione della calma (samatha), non per l’intuizione (vipassanā; vipaśyanā).
Nel Visuddhimagga, buddhaghosa raccomanda che la pratica della mettā (maitrī) cominci desiderando la felicità per sé stessi, per poi estendere questo desiderio agli altri. In altri contesti, maitrī — come desiderio della felicità altrui — è considerata uno dei fattori che spinge il bodhisattva a cercare di salvare tutti gli esseri dalla sofferenza. Vedi anche mettāsutta.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"