Allora un certo monaco si recò dal Sublime e, giunto al suo cospetto, dopo essersi prostrato, si sedette da un lato. Mentre era seduto lì, disse al Sublime: «Sarebbe bene se il Sublime mi insegnasse il Dhamma in breve, affinché, avendo udito il Dhamma dal Sublime, io possa dimorare in solitudine: vigile, ardente e risoluto»
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Ho udito che in un’occasione il Ven. Ānanda soggiornava nei pressi di Kosambī, al monastero di Ghosita. Poi Uṇṇābha il bramino si recò dal Ven. Ānanda e, all’arrivo, lo salutò cortesemente. Dopo uno scambio di saluti e convenevoli amichevoli, si sedette da un lato. Seduto lì, disse al Ven. Ānanda: «Maestro Ānanda, qual è lo scopo della vita santa vissuta sotto Gotama il contemplativo?»
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Così ho udito: Una volta il Bhagavan dimorava vicino a Shravasti nel Giardino di Anathapindada, nella Foresta di Jeta, insieme all’intera assemblea di 1250 bhikshu e a un gran numero di intrepidi bodhisattva.
Un giorno, prima di mezzogiorno, il Bhagavan indossò la sua veste rattoppata, prese la sua ciotola ed entrò nella capitale di Shravasti per le offerte. Dopo aver mendicato il cibo nella città e aver consumato il suo pasto di riso, ritornò dal suo giro quotidiano nel pomeriggio, ripose la veste e la ciotola, si lavò i piedi e si sedette sul seggio designato. Dopo aver incrociato le gambe e sistemato il corpo, rivolse la sua consapevolezza a ciò che aveva davanti.