Dal Dizionario
nirodhasatya
Pronunce
In sanscrito, “verità della cessazione”: la terza delle cosiddette quattro nobili verità (catvāry āryasatyāni) esposte dal Buddha nel suo primo sermone, la “Messa in movimento della Ruota del Dharma” (Dhammacakkappavattanasutta; sanscrito Dharmacakrapravartanasūtra).
In senso generale, nirodha come “cessazione” si riferisce al nirvāṇa, che costituisce la cessazione di ogni azione (karman) e delle afflizioni (kleśa) e della sofferenza che esse producono (sebbene il termine nirvāṇa non compaia nel primo sermone).
Nell’abhidharma, il termine indica la distruzione specifica di ciascuno dei kleśa associati ai tre regni dell’esistenza (triloka): il regno del desiderio (kāmadhātu), il regno della forma (rūpadhātu) e il regno senza forma (ārūpyadhātu), e ai nove livelli (il regno del desiderio, i quattro assorbimenti meditativi del regno della forma e i quattro assorbimenti del regno senza forma). Tali cessazioni sono “vere” (satya) in quanto permanenti: il particolare kleśa viene estirpato in modo tale da non sorgere più.
L’eliminazione di tutti i kleśa e dei contaminanti (āsravakṣaya) conduce al conseguimento della liberazione dalla rinascita come arhat. Le quattro verità non sono presentate secondo l’ordine di causa ed effetto, bensì di effetto e causa: la prima verità, quella della sofferenza (duḥkhasatya), è l’effetto della seconda, la verità dell’origine (samudayasatya).
Allo stesso modo, la terza verità della cessazione (nirodhasatya) è detta essere l’effetto della quarta verità del sentiero (mārgasatya). Tuttavia, nirodha non è un effetto nel senso ordinario del termine, poiché è uno stato permanente; viene piuttosto classificato come un visaṃyogaphala, un “frutto di separazione”: la pratica del sentiero conduce al conseguimento del nirodha, ma non lo produce come proprio effetto.
La verità della cessazione presenta quattro aspetti (ākāra): (1) la sofferenza è cessata (nirodha); (2) il nirodha è uno stato di pace (śānta); (3) è sublime (praṇīta), poiché non esiste alcuno stato a esso superiore; e (4) è una liberazione definitiva, una via di fuga certa (niryāṇa).
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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