Ho udito che in un’occasione il Ven. Ānanda soggiornava nei pressi di Kosambī, al monastero di Ghosita. Poi Uṇṇābha il bramino si recò dal Ven. Ānanda e, all’arrivo, lo salutò cortesemente. Dopo uno scambio di saluti e convenevoli amichevoli, si sedette da un lato. Seduto lì, disse al Ven. Ānanda: «Maestro Ānanda, qual è lo scopo della vita santa vissuta sotto Gotama il contemplativo?»
Dal Dizionario
ratnatraya
Pronunce
In sanscrito, i “tre gioielli”, tradotto in italiano anche come la “triplice gemma” o i “tre tesori”; il termine è inoltre spesso reso come triratna. Nella tradizione buddhista, ratnatraya si riferisce ai tre principali oggetti di venerazione: il Buddha, il dharma e il saṃgha.
Una delle pratiche più comuni che definiscono un buddhista è il “prendere rifugio” (vd. śaraṇa) nei tre gioielli. Questa formula, che accompagna molti rituali laici e monastici, comporta una dichiarazione formale con cui il praticante “si rivolge a” ciascuno dei tre gioielli per rifugio (śaraṇa) o protezione. La formula sanscrita è la seguente: “Buddhaṃ śaraṇaṃ gacchāmi. Dharmaṃ śaraṇaṃ gacchāmi. Saṃghaṃ śaraṇaṃ gacchāmi.”, che significa “Mi rifugio nel Buddha. Mi rifugio nel dharma. Mi rifugio nel saṃgha.” Ripetendo questa formula tre volte, ci si identifica come buddhisti. (Vd. anche triśaraṇa.) I significati precisi di questi tre termini, il modo in cui si relazionano l’uno all’altro e l’esatta maniera in cui ciascuno di essi debba essere venerato sono tutti oggetto di ampia esegesi all’interno della tradizione. Il termine buddha si riferisce in primo luogo, e in modo più ovvio, al Buddha storico, gautama o śākyamuni, il saggio dell’antica India che realizzò e poi insegnò la via per porre fine a ogni sofferenza. Ma il termine buddha può anche riferirsi a uno qualsiasi dei numerosi buddha presenti nel vasto pantheon mahāyāna. In alcune varietà del Mahāyāna, buddha può persino riferirsi allo stato intrinseco di buddhità che è la caratteristica fondamentale di tutti gli esseri senzienti. Il termine dharma si riferisce agli insegnamenti di un buddha, che possono assumere una varietà di forme possibili, comprese credenze, testi o pratiche specifiche; il dharma è talvolta suddiviso in dharma scritturale (āgamadharma) e dharma realizzato (adhigamadharma). Nel contesto dei tre gioielli, si dice che ci si rifugi in quest’ultimo. Tuttavia, il dharma può anche riferirsi alla verità pervasiva e universale che viene realizzata da un buddha, in particolare quale è racchiusa nell’insegnamento delle quattro nobili verità (catvāry āryasatyāni). Alcuni commentatori specificano che, nel contesto dei tre gioielli, il dharma si riferisce alla terza e alla quarta delle quattro verità, la verità della cessazione (nirodhasatya) e la verità del sentiero (mārgasatya), e in modo del tutto specifico alla verità della cessazione. Il termine saṃgha si riferisce alla comunità che cerca di realizzare e mettere in atto gli insegnamenti di un buddha per il bene della propria liberazione e della liberazione altrui. Il saṃgha è di solito inteso a comprendere solo quei seguaci che hanno rinunciato alla vita di capofamiglia (pravrajita) e hanno intrapreso la vita di monaco (bhikṣu) o monaca (bhikṣunī). Tuttavia, il saṃgha è talvolta interpretato in modo da includere anche i laici (upāsaka) e le laiche (upāsikā). Nel contesto del rifugio, si dice generalmente che il saṃgha si riferisca a quei membri della comunità che sono āryapudgala. Vd. āryasaṃgha.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"