Dal Dizionario

vimalakīrtinirdeśa

In sanscrito, “Le istruzioni di Vimalakīrti”; uno dei sūtra mahāyāna indiani più amati, celebre soprattutto per avere come protagonista un laico, l’omonimo Vimalakīrti. Il testo risale probabilmente al secondo secolo e.v. Tra le sette traduzioni del sūtra in cinese, la più celebre è quella realizzata da Kumārajīva nel 406. La sua traduzione sembra essere stata adattata per incontrare il gusto cinese, enfatizzando gli elementi mondani degli insegnamenti di Vimalakīrti e introducendo nel testo il termine “pietà filiale”. Il sūtra fu tradotto anche da Xuanzang nel 650. Fu tradotto in tibetano due volte, la più nota delle quali è quella di Chos nyid tshul khrims, nel nono secolo. È stato reso anche in sogdiano, khotanese e uiguro. Il sanscrito originale del testo è andato perduto per oltre un millennio, finché un manoscritto sanscrito non è stato scoperto nel palazzo del Po ta la, in Tibet, nel 2001.

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Informarsi della Malattia

In quel momento il Buddha disse a Mañjuśrī: «Devi andare a far visita a Vimalakīrti e informarti della sua malattia.»

Mañjuśrī rispose al Buddha: «Onorato dal Mondo, è molto difficile confrontarsi con quell’uomo eminente. È profondamente illuminato riguardo la vera natura della realtà e abile nel predicare gli elementi essenziali della Legge. La sua eloquenza non vacilla mai, la sua saggezza è libera da […]

Il Sutra di Vimalakīrti: Capitolo II

I Mezzi Abili

A quel tempo nella grande città di Vaiśālī viveva un uomo ricco di nome Vimalakīrti. In passato aveva già offerto elemosine a un numero incommensurabile di Buddha, aveva piantato profondamente le radici della bontà e aveva colto la verità della non-nascita. Senza impedimenti nella sua eloquenza, capace di spaziare con poteri trascendentali, padroneggiava pienamente gli espedienti mnemonici degli insegnamenti e aveva conseguito lo stato di impavidità.

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Le Terre dei Buddha

Ecco ciò che ho udito:

Una volta, il Buddha si trovava nei Giardini di Āmra nella città di Vaiśālī, accompagnato da una moltitudine di monaci eminenti in numero di ottomila. Vi erano anche trentaduemila bodhisattva, tutti noti all’assemblea, persone che avevano compiuto tutte le pratiche fondamentali della grande saggezza. Sostenuti dalla potenza e dai poteri soprannaturali dei Buddha, accettavano e sostenevano la corretta Legge per custodire la cittadella del Dharma. Sapevano come ruggire il ruggito del leone, e la loro fama risuonava nelle dieci direzioni. Senza attendere che gli venisse chiesto, stringevano amicizia con gli altri e portavano loro conforto. Garantivano la continuità e la prosperità dei Tre Tesori, assicurandosi che questi non venissero mai meno. Conquistavano e soggiogavano la malevolenza dei demoni e mettevano un freno alle dottrine non buddhiste.