Il Sutra del Diamante: Capitolo I

La Causa e la Ragione dell'Assemblea del Dharma


Il primo ministro laico Chang Wu-chin disse: «Se non fosse per i dharma, non vi sarebbe modo di discutere il vuoto. Se non fosse per la saggezza, non vi sarebbe modo di parlare dei dharma.» La molteplicità delle miriadi di dharma è ciò che si intende per “causa”. E la capacità di risposta dell’unica mente è ciò che si intende per “ragione”. Così, all’inizio vi è un capitolo sulla causa e la ragione di questa assemblea del Dharma.

Huìnéng (慧能)

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Capitolo Uno

Così ho udito: Una volta il Bhagavan dimorava vicino a Shravasti nel Giardino di Anathapindada, nella Foresta di Jeta, insieme all’intera assemblea di 1250 bhikshu1 e a un gran numero di intrepidi bodhisattva.2

Un giorno, prima di mezzogiorno, il Bhagavan3 indossò la sua veste rattoppata, prese la sua ciotola ed entrò nella capitale di Shravasti per le offerte. Dopo aver mendicato il cibo nella città e aver consumato il suo pasto di riso, ritornò dal suo giro quotidiano nel pomeriggio, ripose la veste e la ciotola, si lavò i piedi e si sedette sul seggio designato. Dopo aver incrociato le gambe e sistemato il corpo, rivolse la propria consapevolezza a ciò che aveva davanti.

Un certo numero di bhikshu si avvicinò allora al luogo dove sedeva il Bhagavan. Dopo aver toccato i suoi piedi con la testa, camminarono intorno a lui verso destra per tre volte e si sedettero di lato.

Commento

Così ho udito:

“Così” è un altro modo di dire la nostra natura. Al di fuori della nostra natura, nulla è reale.

Lǐ Wénhuì (李文會)

La Via degli antichi era detta “proprio così”. Infatti, nel momento stesso in cui ne parlavano, era già mutata. Ma quando la Via muta, dove va? Sputala fuori! Non se ne va a caso. Dove va realmente? Parla! Le parole non ti bruceranno la bocca. Proprio così: in una notte limpida e silenziosa la luna splende sola. Così: l’acqua non esiste separata dalle onde. Le onde sono acqua.

Dàochuān (道川)

Quando le persone credono a qualcosa, dicono “è così”. Quando non credono a qualcosa, dicono “non è così”. L’Avatamsaka Sutra dice: “La fede segna l’inizio del Sentiero. È la madre delle virtù e la protettrice di tutti i buoni dharma.” La fede è la prima porta sul Sentiero. Per questo, questa espressione è posta proprio all’inizio.

Jiāng Wèinóng (江味農)

Un tempo il Bhagavan1 dimorava presso Shravasti, nel Giardino di Anathapindada, nella Foresta di Jeta, insieme all’intera assemblea di 1250 bhikshu2 e a una grande moltitudine di intrepidi bodhisattva3.

Un giorno, prima di mezzogiorno, il Bhagavan indossò la sua veste rattoppata, prese la ciotola ed entrò nella capitale di Shravasti per ricevere le offerte.

Lo scopo dell’elemosinare è vincere l’egotismo e l’arroganza, superare l’attaccamento ai sapori e ai gusti, concentrare la mente sulla coltivazione della Via e indurre gli altri a vergognarsi. Un monaco lascia la casa per liberare gli altri. Ma per liberare gli altri deve prima porre fine alle loro illusioni. E per porre fine alle loro illusioni deve praticare austerità, così che chi lo vede pensi tra sé: “Ecco qualcuno che si assume difficoltà per liberare gli altri. Come posso continuare ad abbandonarmi al cibo e al comfort?” E man mano che aumentano i pensieri della Via, diminuiscono i pensieri mondani. Così l’elemosinare reca grande beneficio agli altri.

Jiāng Wèinóng (江味農)

Dopo aver mendicato il cibo in città e aver consumato il suo pasto di riso, nel pomeriggio fece ritorno dal suo giro quotidiano, ripose la veste e la ciotola, si lavò i piedi e si sedette nel posto assegnato. Incrociate le gambe e composto il corpo, rivolse la sua consapevolezza a ciò che aveva davanti a sé.

Gli esseri sofferenti e sfortunati, tanto i ricchi quanto i poveri, trascorrono la loro vita lavorando per il cibo e per i vestiti. Qualunque lavoro svolgano, tutti lavorano per il cibo. Si alzano al mattino e si affrettano in città per lavorare. Lavorare per il cibo è importante. Ma quando il lavoro è terminato, si dovrebbe ritornare al proprio luogo. Il problema della maggior parte delle persone è che, per il cibo e per i vestiti, corrono in giro come mendicanti e alla fine dimenticano chi sono e non fanno più ritorno al proprio luogo. Quando il tuo lavoro è finito, non immischiarti in ciò che non ti riguarda. Così il Buddha si siede e concentra la mente su ciò che ha davanti a sé.

Jiāng Wèinóng (江味農)

Il Buddha indossa la veste e prende la ciotola per sostenere i precetti della moralità. Si lava i piedi e prende posto per entrare in meditazione. Così la moralità genera la meditazione e la meditazione genera la saggezza. Inoltre, entrando in città con la veste e la ciotola, egli passa dal noumeno al fenomeno. Lavandosi i piedi e prendendo posto, passa dal fenomeno al noumeno. Solo rimanendo non attaccati tanto al noumeno quanto al fenomeno si può realizzare la prajna indifferenziata.

Xú Fǎ (徐法)

Nel Tempio della Nuvola Bianca a Pechino vi è questo distico, presente fin dalla dinastia Ming: “Nulla al mondo è migliore del praticare / nulla al mondo è più difficile del mangiare.”

Nán Huáijǐn (南懷瑾)

Un certo numero di bhikshu si avvicinò allora al luogo in cui il Bhagavan era seduto. Dopo aver toccato con la testa i suoi piedi, gli girarono attorno verso destra per tre volte e si sedettero a lato.

Note


1 Uno degli epiteti del Buddha. In sascrito letteralmente “doatato di fortuna” e generalmente tradotto come “Onorato dal Mondo” in cinese. Vedi anche: bhagavan


2 In sascrito significa letteralmente “mendicante”. Un religioso di sesso maschile che vive di elemosine, comunemente tradotto come “monaco”. Vedi anche: bhikṣu.


3 In sanscrito, letteralmente “essere dell’illuminazione”. Colui che ha deciso di rinunciare all’ingresso nel Nirvana per aiutare tutti gli esseri a liberarsi. Vedi anche: bodhisattva