Ho udito che in una certa occasione il Beato soggiornava nei pressi di Sāvatthī, nel Monastero Orientale, il palazzo della madre di Migāra, insieme a molti anziani discepoli ben noti — il venerabile Sāriputta, il venerabile Mahā Moggallāna, il venerabile Mahā Kassapa, il venerabile Mahā Kaccāna, il venerabile Mahā Koṭṭhita, il venerabile Mahā Kappina, il […]
Dal Dizionario
bodhyaṅga
Pronunce
Bodhyaṅga significa letteralmente “rami dell’illuminazione” o “fattori del risveglio”. Indica sette qualità che maturano nel momento della realizzazione del sentiero della visione (darśanamārga):
Nel loro ruolo di “fattori dell’illuminazione”, la consapevolezza fa anzitutto riferimento alle “quattro fondazioni della consapevolezza” (smṛtyupasthāna; pāli satipaṭṭhāna), nelle quali il praticante dimora contemplando quattro tipi di oggetti: il corpo (kāya), le sensazioni (vedanā), la mente (citta) e i fenomeni mentali (dharma).
L’investigazione dei fattori consiste nell’esaminare, analizzare e riflettere sugli insegnamenti e sulle enumerazioni dottrinali trasmesse dal Buddha. L’energia è la forza stabile e incrollabile che sorge nella mente mentre avviene tale investigazione. Il rapimento è la beatitudine sovrasensibile che nasce come conseguenza della contemplazione sostenuta dall’energia. La tranquillità sorge quando la mente sperimenta questo rapimento; dalla tranquillità deriva la concentrazione, intesa come assorbimento mentale; dall’assorbimento pieno nasce infine l’equanimità, cioè uno stato di completo equilibrio e compostezza.
Questi fattori sono detti “dell’illuminazione” perché conducono al risveglio (bodhi), o più precisamente al conseguimento della “triplice conoscenza” (trividyā): il ricordo delle vite passate (pūrvanivāsānusmṛti; pāli pubbenivāsānussati), l’”occhio divino” (divyacakṣus; pāli dibbacakkhu), che vede la morte e la rinascita degli esseri secondo le loro azioni, e la conoscenza dell’estinzione delle contaminazioni (āsravakṣaya jñāna; pāli āsavakkhayañāṇa).
"The Princeton Dictionary of Buddhism"