Dal Dizionario
bodhicittotpāda
Pronunce
In sanscrito, “generare l’aspirazione al risveglio”, “produrre (utpāda) il pensiero (citta) dell’illuminazione (bodhi)”. Il termine indica sia il processo di sviluppo della bodhicitta, cioè l’aspirazione a conseguire la buddhità, sia lo stato che risulta da tale sviluppo.
La tradizione mahāyāna attribuisce grande importanza a questa aspirazione nella carriera spirituale, poiché essa segna l’ingresso nel Mahāyāna e l’inizio del cammino del bodhisattva. Il processo mediante il quale questo “pensiero di illuminazione” viene generato e mantenuto è chiamato appunto bodhicittotpāda. Numerosi testi e trattati mahāyāna descrivono diverse tecniche o condizioni favorevoli alla sua generazione.
Il bodhisattvabhūmi afferma che vi sono quattro condizioni predominanti (adhipatipratyaya) per generare la bodhicitta:
- assistere a un miracolo inconcepibile compiuto da un buddha o da un bodhisattva;
- ascoltare un insegnamento riguardante il risveglio (bodhi) o una dottrina rivolta ai bodhisattva (bodhisattvapiṭaka);
- riconoscere il pericolo che il vero dharma possa estinguersi e quindi desiderare di proteggerlo (saddharma);
- vedere che gli esseri senzienti sono afflitti dalle contaminazioni mentali (kleśa) e provare empatia per loro.
Il trattato cinese Fa putixinjing lun presenta un’altra serie di quattro condizioni per generare la bodhicitta:
- riflettere sui buddha;
- contemplare i pericoli (ādīnava) inerenti al corpo;
- sviluppare compassione (karuṇā) verso gli esseri senzienti;
- ricercare il risultato supremo (phala).
Il trattato cinese apocrifo dasheng qixin lun (“Risveglio della fede secondo il Mahāyāna”) distingue tre tipi di bodhicittotpāda: quello che deriva dal compimento della fede, quello che nasce da comprensione e pratica, e quello che deriva dalla realizzazione.
Il maestro cinese jingying huiyuan (523–592), nel suo dasheng yizhang, classifica il bodhicittotpāda in tre gruppi:
- la generazione della mente basata sulle caratteristiche, in cui il bodhisattva, percependo le caratteristiche di saṃsāra e nirvāṇa, prova avversione per il saṃsāra e aspira al nirvāṇa;
- la generazione della mente separata dalle caratteristiche, in cui il bodhisattva riconosce che la natura del saṃsāra non è diversa da quella del nirvāṇa e abbandona ogni percezione delle loro caratteristiche distinte;
- la generazione della mente basata sulla verità, in cui il bodhisattva riconosce che la natura originaria della bodhi è identica alla propria mente e ritorna alla sua condizione originaria.
Il commentatore coreano wonhyo (617–686), nel suo Muryangsugyŏng chongyo, considera i quattro grandi voti del bodhisattva (vedi si hongshiyuan) come espressione della bodhicitta e distingue due modalità della sua generazione: l’aspirazione conforme ai fenomeni e l’aspirazione conforme al principio.
Il tema del bodhicittotpāda è ampiamente discusso anche nel buddhismo tibetano. Nel lam rim chen mo, tsong kha pa presenta due metodi per sviluppare questa aspirazione. Il primo, chiamato “le sette istruzioni di causa ed effetto”, è fatto risalire a atiśa dīpaṃkaraśrījñāna e comprende:
- riconoscere tutti gli esseri come proprie madri in una vita passata;
- ricordare la loro gentilezza;
- desiderare di ripagare tale gentilezza;
- amore;
- compassione;
- il desiderio di liberarli dalla sofferenza;
- la bodhicitta.
Il secondo metodo, chiamato “eguagliare e scambiare sé e gli altri”, deriva dall’ottavo capitolo del bodhicaryāvatāra di śāntideva. Esso inizia con il riconoscimento che sé e gli altri desiderano ugualmente la felicità e non desiderano la sofferenza, e continua affermando che, valorizzando gli altri più di sé stessi, si assicura il benessere sia proprio (divenendo un buddha) sia altrui (insegnando loro il dharma).
La letteratura dei sutra mahāyāna generalmente assume che, dopo aver generato la bodhicitta, il bodhisattva debba attraversare non meno di tre “eoni incalcolabili” (asaṃkhyeyakalpa) per completare tutti gli stadi (bhūmi) del cammino del bodhisattva (mārga) e conseguire la buddhità.
La scuola cinese huayan zong osserva tuttavia che il bodhisattva non prova alcuna esitazione davanti a una pratica così lunga, poiché comprende fin dall’inizio del cammino di essere già un buddha pienamente illuminato. A sostegno di questa affermazione citano un passo del capitolo “Brahmacaryā” dell’avataṃsakasūtra, secondo cui “nel momento stesso in cui sorge per la prima volta l’aspirazione al risveglio (bodhicittotpāda), l’illuminazione completa e perfetta (anuttarasamyaksaṃbodhi) è già realizzata”.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"
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