Dal Dizionario

muditā

In sanscrito e pāli, “gioia” o “gioia compartecipe”; la terza delle quattro dimore divine (brahmavihāra) e delle quattro incommensurabili (apramāṇa). La gioia compartecipe è l’atteggiamento di rallegrarsi della felicità e della buona fortuna degli altri ed è l’opposto della gelosia e dell’invidia. Le altre tre dimore divine e incommensurabili sono maitrī (amorevole benevolenza), karuṇā (compassione) e upekṣā (equanimità). Le dimore divine sono utilizzate per la coltivazione della meditazione di tranquillità o serenità (śamatha). Tra le quattro dimore divine, la gioia compartecipe, insieme all’amorevole benevolenza e alla compassione, è capace di produrre i primi tre dei quattro stati di assorbimento meditativo (dhyāna). Solo l’equanimità è capace di produrre il quarto dhyāna. Nel visuddhimagga, la gioia compartecipe è elencata come uno dei quaranta possibili oggetti di meditazione (kammaṭṭhāna). Il testo indica che, insieme alle altre tre dimore divine, la gioia compartecipe è utilizzata solo per la coltivazione della tranquillità e non per sviluppare la visione penetrante (P. vipassanā; S. vipaśyanā).

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