Coloro che sono buddha e patriarchi sono sempre nel samādhi, lo stato simile al mare. Nuotando in questo samādhi, hanno momenti di predicazione, momenti di esperienza e momenti di movimento. La virtù del loro muoversi sulla superficie del mare include il movimento lungo il fondo stesso di quel [mare]: essi si muovono sulla superficie del…
Dal Dizionario
abhidharmakośabhāṣya
Pronunce
In sanscrito, “Tesoro dell’abhidharma con commento”; influente trattato scolastico attribuito a vasubandhu (ca. IV–V secolo d.C.). L’Abhidharmakośabhāṣya consiste di due testi: il testo radice dell’Abhidharmakośa, composto in versi (kārikā), e il suo auto-commento in prosa (bhāṣya); questa struttura duale in versi e prosa divenne emblematica della successiva letteratura abhidharma della scuola sarvāstivāda. Come suggerisce il titolo, l’opera si occupa principalmente della teoria dell’abhidharma così come era esposta nell’abhidharmamahāvibhāṣā, il principale trattato scolastico dei vaibhāṣika ābhidharmika della scuola sarvāstivāda. Rispetto alla Mahāvibhāṣā, tuttavia, l’Abhidharmakośabhāṣya presenta una panoramica più sistematica delle posizioni sarvāstivāda. In vari punti della sua esposizione, Vasubandhu critica la dottrina sarvāstivāda dal punto di vista della più progressiva corrente sautrāntika, suscitando vivaci repliche da parte di studiosi sarvāstivāda–vaibhāṣika successivi, come saṃghabhadra nel suo nyāyānusāra. L’Abhidharmakośabhāṣya ha così svolto un ruolo fondamentale nello studio della storia delle scuole buddhiste tardo-antiche. I testi sanscriti sia delle kārikā sia del bhāṣya andarono perduti per secoli, prima di essere riscoperti in Tibet rispettivamente nel 1934 e nel 1936. Sono conservate due traduzioni cinesi, di xuanzang e paramārtha, e una traduzione tibetana. Il Kośa è principalmente dedicato a una dettagliata elucidazione del termine polisemico dharma, delle cause (hetu) e condizioni (pratyaya) che conducono alla rinascita continua nel saṃsāra, e delle tappe soteriologiche del sentiero (mārga) che conducono all’illuminazione.
Il trattato è suddiviso in otto grandi capitoli, detti kośasthāna. (1) Dhātunirdeśa, “Esposizione sugli elementi”, suddivide i dharma in varie categorie, come contaminati (sāsrava) e non contaminati (anāsrava), oppure composti (saṃskṛta) e non composti (asaṃskṛta), e discute le classificazioni buddhiste standard dei cinque aggregati (skandha), dei dodici ambiti sensoriali (āyatana) e dei diciotto elementi (dhātu). Questo capitolo include anche un’ampia discussione sulla teoria dei quattro grandi elementi (mahābhūta) che costituiscono la materialità (rūpa) e sulla teoria buddhista degli atomi o particelle (paramāṇu).
(2) Indriyanirdeśa, “Esposizione sulle facoltà”, presenta una classificazione in cinque tipi dei dharma: materialità (rūpa), mente (citta), concomitanti mentali (caitta), forze dissociate dalla mente (cittaviprayuktasaṃskāra) e non composti (asaṃskṛta). Vi si trovano inoltre ampie trattazioni delle sei cause (hetu), delle quattro condizioni (pratyaya) e dei cinque effetti o frutti (phala).
(3) Lokanirdeśa, “Esposizione sul cosmo”, descrive la formazione e la struttura di un sistema mondiale (loka), i diversi tipi di esseri senzienti, i vari livelli di esistenza e il principio dell’origine dipendente (pratītyasamutpāda) che governa il processo della rinascita, qui discusso in relazione ai tre tempi (trikāla) di passato, presente e futuro.
(4) Karmanirdeśa, “Esposizione sull’azione”, tratta i diversi tipi di azione (karman), inclusa la peculiare forma di azione associata alla materialità non manifesta (avijñaptirūpa). Vengono inoltre descritte in modo approfondito le dieci “vie dell’azione” salutari e non salutari (kuśala-karmapatha e akuśala-karmapatha).
(5) Anuśayanirdeśa, “Esposizione sulle proclività latenti”, tratta i novantotto tipi di anuśaya in relazione alle loro fonti e qualità, e il rapporto tra gli anuśaya e altre categorie di qualità non salutari, come le afflizioni (kleśa), i contaminanti (āsrava), le inondazioni (ogha) e i gioghi (yoga).
(6) Mārgapudgalanirdeśa, “Esposizione sul sentiero e sulle [persone] nobili”, illustra come, attraverso la comprensione delle quattro nobili verità e il seguire attentamente una serie di tappe soteriologiche, sia possibile eliminare le impurità e trasformare la persona ordinaria in una delle persone nobili (āryapudgala).
(7) Jñānanirdeśa, “Esposizione sulla conoscenza”, offre una trattazione dettagliata dei dieci tipi di conoscenza e degli attributi distintivi delle persone nobili e dei buddha.
(8) Samāpattinirdeśa, “Esposizione sul conseguimento”, discute le diverse categorie di concentrazione (samādhi) e i conseguimenti (samāpatti) che derivano dalla loro perfezione.
(9) In appendice al corpo principale si trova una nona sezione, un trattato indipendente intitolato Pudgalanirdeśa, “Esposizione della nozione di persona”. Qui Vasubandhu propone una critica dettagliata della teoria del sé, esaminando sia l’”eresia” buddhista del pudgalavāda/vātsīputrīya della “persona” inesprimibile (pudgala) come realmente esistente a livello convenzionale, sia le teorie brahmaniche di un’anima permanente (ātman). Numerosi commentari al Kośa, come quelli composti da vasumitra, yaśomitra, sthiramati e Pūrṇavardhana, attestano la sua perdurante influenza nel pensiero buddhista indiano. Il Kośa fu inoltre oggetto di intenso studio nelle tradizioni scolastiche dell’Asia orientale e del Tibet, che produssero numerosi commentari indigeni al testo e alle sue posizioni dottrinali.
"The Princeton Dictionary of Buddhism"