«Come se, monaci, vi fossero quattro vipere di grande potenza e dal veleno terribile. Poi arrivasse un uomo che vuole vivere, non vuole morire, desidera la felicità e rifugge la sofferenza.
Gli direbbero: “Uomo, queste quattro vipere, di grande potenza e dal veleno terribile, devono essere fatte alzare di tanto in tanto, lavate di tanto in tanto, nutrite di tanto in tanto, fatte riposare di tanto in tanto. E quando, uomo, una qualsiasi di queste quattro vipere si irriterà, allora tu andrai incontro alla morte o a una sofferenza mortale. Fa’ ciò che devi fare”.
Allora quell’uomo, monaci, spaventato dalle quattro vipere di grande potenza e dal veleno terribile, fuggirebbe di qua e di là.
Gli direbbero: “Uomo, questi cinque assassini nemici ti inseguono alle spalle, passo dopo passo: ‘Appena lo vedremo, gli toglieremo la vita’. Fa’ ciò che devi fare”.
Allora quell’uomo, monaci, spaventato dalle quattro vipere di grande potenza e dal veleno terribile, spaventato dai cinque assassini nemici, fuggirebbe di qua e di là.
Gli direbbero: “Uomo, questo è il sesto, un assassino infiltrato con la spada sollevata, che ti insegue alle spalle, passo dopo passo: ‘Appena lo vedrò, gli taglierò la testa’. Fa’ ciò che devi fare”.
Allora quell’uomo, monaci, spaventato dalle quattro vipere di grande potenza e dal veleno terribile, spaventato dai cinque assassini nemici, spaventato dal sesto assassino infiltrato con la spada sollevata, fuggirebbe di qua e di là.
Vedrebbe un villaggio vuoto. In qualunque casa entrasse, la troverebbe vuota, deserta, spoglia. Qualunque recipiente toccasse, lo troverebbe vuoto, deserto, spoglio.
Gli direbbero: “Ora, uomo, in questo villaggio vuoto entrano i banditi saccheggiatori di villaggi. Fa’ ciò che devi fare”.
Allora quell’uomo, monaci, spaventato dalle quattro vipere di grande potenza e dal veleno terribile, spaventato dai cinque assassini nemici, spaventato dal sesto assassino infiltrato con la spada sollevata, spaventato dai banditi saccheggiatori di villaggi, fuggirebbe di qua e di là.
Vedrebbe un grande specchio d’acqua, con la riva di qua pericolosa e rischiosa e la riva di là sicura e senza rischi; e non vi sarebbe né barca per attraversare né ponte per andare dall’altra parte.
Allora, monaci, a quell’uomo verrebbe da pensare: “Questo è un grande specchio d’acqua; la riva di qua è pericolosa e rischiosa, la riva di là è sicura e senza rischi; non c’è né barca per attraversare né ponte per andare dall’altra parte. E se io raccogliessi erba, legna, rami e foglie e ne legassi una zattera, e servendomi di quella zattera, sforzandomi con le mani e con i piedi, arrivassi in salvo all’altra riva?”.
Allora quell’uomo, monaci, raccolti erba, legna, rami e foglie e legata una zattera, servendosi di quella, sforzandosi con le mani e con i piedi, arriverebbe in salvo all’altra riva: attraversato e giunto all’altra riva, il brahmano sta in piedi sulla terraferma.
Questo paragone, monaci, l’ho dato per far comprendere un significato. E il significato è questo:
le quattro vipere di grande potenza e dal veleno terribile, monaci, sono un nome per i quattro grandi elementi: l’elemento terra, l’elemento acqua, l’elemento fuoco, l’elemento aria.
I cinque assassini nemici, monaci, sono un nome per i cinque aggregati di attaccamento, cioè: l’aggregato di attaccamento della forma, della sensazione, della percezione, delle formazioni mentali, della coscienza.
Il sesto assassino infiltrato con la spada sollevata, monaci, è un nome per il compiacimento e la passione.
Il villaggio vuoto, monaci, è un nome per le sei basi interne. Se, monaci, un saggio, abile e intelligente, lo esamina a partire dall’occhio, gli appare vuoto, deserto, spoglio… a partire dalla lingua… a partire dalla mente, un saggio, abile e intelligente lo esamina e gli appare vuoto, deserto, spoglio.
I banditi saccheggiatori di villaggi, monaci, sono un nome per le sei basi esterne. L’occhio, monaci, è colpito dalle forme gradevoli e sgradevoli; l’orecchio, monaci… il naso, monaci… la lingua, monaci, è colpita dai sapori gradevoli e sgradevoli; il corpo, monaci… la mente, monaci, è colpita dai fenomeni mentali gradevoli e sgradevoli.
Il grande specchio d’acqua, monaci, è un nome per i quattro flussi: il flusso della sensualità, del divenire, delle visioni e dell’ignoranza.
La riva di qua, pericolosa e rischiosa, monaci, è un nome per l’identità personale.
La riva di là, sicura e senza rischi, monaci, è un nome per il nibbāna.
La zattera, monaci, è un nome per il nobile ottuplice sentiero, cioè: retta visione… retta concentrazione.
Lo sforzo con le mani e con i piedi, monaci, è un nome per il destarsi dell’energia.
Il brahmano che, attraversato e giunto all’altra riva, sta in piedi sulla terraferma, monaci, è un nome per l’arhat».