Dal Dizionario

nirvāṇa

In sanscrito, «estinzione». È il termine più antico e più comune per indicare il fine soteriologico del sentiero buddhista (mārga). Tradizionalmente interpretato come «spegnimento» — come una fiamma che si estingue quando viene soffiata via dal vento — il nirvāṇa è inteso come l’estinzione del desiderio e, più in generale, dei «tre veleni» (triviṣa) o afflizioni fondamentali (kleśa): brama o avidità (rāga/lobha), avversione (dveṣa) e ignoranza (moha). In senso tecnico, il nirvāṇa è la cessazione delle afflizioni, delle azioni (karman) generate da esse e, infine, della mente e del corpo (nāmarūpa, skandha) prodotti dal karman, cosicché per chi ha completato il cammino cessa il ciclo delle rinascite (saṃsāra).

"The Princeton Dictionary of Buddhism"

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Ho udito che in un’occasione il Ven. Mahā Kassapa e il Ven. Sāriputta soggiornavano nei pressi di Vārāṇasī, nel Parco dei Cervi a Isipatana. Poi il Ven. Sāriputta, uscendo dal suo ritiro nel tardo pomeriggio, si recò dal Ven. Mahā Kassapa e, all’arrivo, scambiò con lui cortesi saluti. Dopo uno scambio di saluti e convenevoli amichevoli, si sedette da un lato.

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Dhammapada X: Il Bastone


Tutti

tremano al bastone,

tutti

temono la morte.

Traendo il paragone con

te stesso,

né uccidere né indurre altri a uccidere.

Tutti

tremano al bastone,

tutti

tengono cara la propria vita.

Traendo il paragone con

te stesso,

né uccidere né indurre altri a uccidere.

Itivuttaka 34

Questo fu detto dal Beato, detto dall’Arahant, così ho udito: «Monaci, una persona priva di ardore, priva di scrupolo, è incapace del risveglio da sé, incapace del nibbāna, incapace di raggiungere la suprema salvezza dal giogo. Una persona ardente e scrupolosa è capace del risveglio da sé, capace del nibbāna, capace di raggiungere la suprema salvezza dal giogo.»