Il primo frutto visibile della vita ascetica
«È possibile, grande re. Ebbene, grande re, ti interrogherò proprio su questo; rispondi come ti sembra giusto. Che ne pensi, grande re: supponi che tu abbia un uomo, uno schiavo, un lavoratore, che si alza prima di te, va a letto dopo di te, esegue ogni incarico, si comporta in modo gradito, parla con gentilezza, ti guarda in volto. A lui verrebbe da pensare: “È straordinario, davvero, è mirabile, davvero, il destino dei meriti, il risultato dei meriti! Questo re Ajātasattu di Magadha, figlio di Vedehī, è un uomo; anch’io sono un uomo. Ma il re Ajātasattu vive appagato e fornito dei cinque elementi della sensualità, come un deva. Io invece sono il suo schiavo, lavoratore, che si alza prima di lui, va a letto dopo di lui, esegue ogni incarico, si comporta in modo gradito, parla con gentilezza, lo guarda in volto. Dovrei dunque compiere azioni meritorie. E se mi facessi radere capelli e barba, indossassi vesti color ocra e lasciassi la vita di casa per la vita senza casa?”
«Dopo un certo tempo, quest’uomo si fa radere capelli e barba, indossa vesti color ocra e lascia la vita di casa per la vita senza casa. Uscito così dalla vita di casa, vive controllato nel corpo, controllato nella parola, controllato nella mente, contento di cibo e vesti essenziali, compiaciuto della solitudine. Se i tuoi uomini ti riferissero: “Sappi, maestà, che quell’uomo, il tuo schiavo, lavoratore, che si alzava prima di te, andava a letto dopo di te, eseguiva ogni incarico, si comportava in modo gradito, parlava con gentilezza, ti guardava in volto, si è fatto radere capelli e barba, ha indossato vesti color ocra e ha lasciato la vita di casa per la vita senza casa. Uscito così dalla vita di casa, vive controllato nel corpo, controllato nella parola, controllato nella mente, contento di cibo e vesti essenziali, compiaciuto della solitudine”, diresti forse: “Che quell’uomo torni da me, che sia di nuovo mio schiavo, lavoratore, che si alza prima di me, va a letto dopo di me, esegue ogni incarico, si comporta in modo gradito, parla con gentilezza, mi guarda in volto”?»
«No, venerabile. Anzi, noi stessi lo saluteremmo, ci alzeremmo in piedi per lui, lo inviteremmo a sedersi, lo inviteremmo ad accettare vesti, cibo, alloggio e medicine per i malati, e predisporremmo per lui protezione, difesa e custodia secondo il Dhamma.»
«Che ne pensi, grande re: stando così le cose, c’è o non c’è un frutto visibile della vita ascetica?»
«Certamente, venerabile, stando così le cose c’è un frutto visibile della vita ascetica.»
«Questo, grande re, è il primo frutto visibile della vita ascetica, in questa stessa vita, che ti ho indicato.»
Il secondo frutto visibile della vita ascetica
«È possibile, venerabile, indicare un altro frutto visibile della vita ascetica, in questa stessa vita, in questo stesso modo?»
«È possibile, grande re. Ebbene, grande re, ti interrogherò proprio su questo; rispondi come ti sembra giusto. Che ne pensi, grande re: supponi che tu abbia un uomo, un contadino, un capofamiglia, che paga le tasse e accresce le riserve. A lui verrebbe da pensare: “È straordinario, davvero, è mirabile, davvero, il destino dei meriti, il risultato dei meriti! Questo re Ajātasattu di Magadha, figlio di Vedehī, è un uomo; anch’io sono un uomo. Ma il re Ajātasattu vive appagato e fornito dei cinque elementi della sensualità, come un deva. Io invece sono un contadino, un capofamiglia, che paga le tasse e accresce le riserve. Dovrei dunque compiere azioni meritorie. E se mi facessi radere capelli e barba, indossassi vesti color ocra e lasciassi la vita di casa per la vita senza casa?”
«Dopo un certo tempo, lasciando un piccolo o un grande cumulo di ricchezze, lasciando un piccolo o un grande cerchio di parenti, quest’uomo si fa radere capelli e barba, indossa vesti color ocra e lascia la vita di casa per la vita senza casa. Uscito così dalla vita di casa, vive controllato nel corpo, controllato nella parola, controllato nella mente, contento di cibo e vesti essenziali, compiaciuto della solitudine. Se i tuoi uomini ti riferissero: “Sappi, maestà, che quell’uomo, il contadino, il capofamiglia che pagava le tasse e accresceva le riserve, si è fatto radere capelli e barba, ha indossato vesti color ocra e ha lasciato la vita di casa per la vita senza casa. Uscito così dalla vita di casa, vive controllato nel corpo, controllato nella parola, controllato nella mente, contento di cibo e vesti essenziali, compiaciuto della solitudine”, diresti forse: “Che quell’uomo torni da me, che sia di nuovo un contadino, un capofamiglia, che paga le tasse e accresce le riserve”?»
«No, venerabile. Anzi, noi stessi lo saluteremmo, ci alzeremmo in piedi per lui, lo inviteremmo a sedersi, lo inviteremmo ad accettare vesti, cibo, alloggio e medicine per i malati, e predisporremmo per lui protezione, difesa e custodia secondo il Dhamma.»
«Che ne pensi, grande re: stando così le cose, c’è o non c’è un frutto visibile della vita ascetica?»
«Certamente, venerabile, stando così le cose c’è un frutto visibile della vita ascetica.»
«Questo, grande re, è il secondo frutto visibile della vita ascetica, in questa stessa vita, che ti ho indicato.»