Il controllo dei sensi
«E come, grande re, il monaco ha le porte dei sensi custodite? Qui, grande re, il monaco, vista una forma con l’occhio, non si attacca al segno né ai dettagli. Poiché, se vivesse senza controllare la facoltà dell’occhio, fenomeni malvagi e non salutari di bramosia e afflizione lo invaderebbero, si addestra al controllo, custodisce la facoltà dell’occhio, raggiunge il controllo della facoltà dell’occhio. Udito un suono con l’orecchio … annusato un odore con il naso … gustato un sapore con la lingua … toccata una sensazione tattile con il corpo … conosciuto un fenomeno mentale con la mente, non si attacca al segno né ai dettagli. Poiché, se vivesse senza controllare la facoltà della mente, fenomeni malvagi e non salutari di bramosia e afflizione lo invaderebbero, si addestra al controllo, custodisce la facoltà della mente, raggiunge il controllo della facoltà della mente. Dotato di questo nobile controllo delle facoltà, sperimenta internamente una felicità pura. Così, grande re, il monaco ha le porte dei sensi custodite.
Presenza mentale e vigilanza
«E come, grande re, il monaco è dotato di presenza mentale e vigilanza? Qui, grande re, il monaco agisce con vigilanza quando va avanti e quando torna indietro, agisce con vigilanza quando guarda avanti e quando guarda intorno, agisce con vigilanza quando piega e quando stende le membra, agisce con vigilanza quando porta la veste doppia, la ciotola e le vesti, agisce con vigilanza quando mangia, beve, mastica e assapora, agisce con vigilanza quando espleta i bisogni corporali, agisce con vigilanza quando cammina, sta in piedi, siede, dorme, veglia, parla e tace. Così, grande re, il monaco è dotato di presenza mentale e vigilanza.
La contentezza
«E come, grande re, il monaco è contento? Qui, grande re, il monaco è contento di una veste che copra il corpo e di cibo che riempia il ventre. Dovunque vada, parte portando con sé il necessario. Come un uccello alato, dovunque voli, vola con il solo peso delle sue ali; allo stesso modo, grande re, il monaco è contento di una veste che copra il corpo e di cibo che riempia il ventre. Dovunque vada, parte portando con sé il necessario. Così, grande re, il monaco è contento.
L’abbandono degli impedimenti
«Dotato di questo nobile aggregato della virtù, dotato di questo nobile controllo delle facoltà, dotato di questa nobile presenza mentale e vigilanza, dotato di questa nobile contentezza, sceglie un alloggio isolato: una foresta, il piede di un albero, una montagna, una gola, una grotta di roccia, un cimitero, una boscaglia, uno spazio aperto, un mucchio di paglia. Dopo il pasto, tornato dalla questua, siede a gambe incrociate, con il corpo eretto, stabilendo la presenza mentale davanti a sé.
«Abbandonata la bramosia per il mondo, vive con la mente libera da bramosia, purifica la mente dalla bramosia. Abbandonati la malevolenza e l’odio, vive con la mente non malevola, compassionevole verso tutti gli esseri viventi, purifica la mente da malevolenza e odio. Abbandonati torpore e sonnolenza, vive libero da torpore e sonnolenza, percependo la luce, con presenza mentale e vigilanza, purifica la mente da torpore e sonnolenza. Abbandonati irrequietezza e rimorso, vive senza irrequietezza, con la mente interiormente calma, purifica la mente da irrequietezza e rimorso. Abbandonato il dubbio, vive avendo superato il dubbio, senza incertezze riguardo ai fenomeni salutari, purifica la mente dal dubbio.
«Come, grande re, un uomo prendesse un prestito per avviare un’impresa. La sua impresa avesse successo. Potrebbe pagare i vecchi debiti e gli resterebbe un avanzo per mantenere la moglie. Gli verrebbe da pensare: “Un tempo ho preso un prestito per avviare un’impresa. La mia impresa ha avuto successo. Ho pagato i vecchi debiti e ho un avanzo per mantenere la moglie.” Per questo motivo proverebbe letizia, troverebbe contentezza.
«Come, grande re, un uomo fosse malato, sofferente, gravemente ammalato; non digerisse il cibo e non avesse forza nel corpo. Dopo un certo tempo guarisse da quella malattia, digerisse il cibo e avesse forza nel corpo. Gli verrebbe da pensare: “Un tempo ero malato, sofferente, gravemente ammalato; non digerivo il cibo e non avevo forza nel corpo. Ora sono guarito da quella malattia, digerisco il cibo e ho forza nel corpo.” Per questo motivo proverebbe letizia, troverebbe contentezza.
«Come, grande re, un uomo fosse stato incatenato in prigione. Dopo un certo tempo fosse liberato dalla prigione sano e salvo, senza perdita di beni. Gli verrebbe da pensare: “Un tempo ero incatenato in prigione. Ora sono libero dalla prigione, sano e salvo. Non ho perso alcun bene.” Per questo motivo proverebbe letizia, troverebbe contentezza.
«Come, grande re, un uomo fosse uno schiavo, non padrone di sé, dipendente da altri, non libero di andare dove voleva. Dopo un certo tempo fosse liberato dalla schiavitù, padrone di sé, indipendente, libero, libero di andare dove vuole. Gli verrebbe da pensare: “Un tempo ero uno schiavo, non padrone di me, dipendente da altri, non libero di andare dove volevo. Ora sono libero dalla schiavitù, padrone di me, indipendente, libero, libero di andare dove voglio.” Per questo motivo proverebbe letizia, troverebbe contentezza.
«Come, grande re, un uomo con ricchezze e beni percorresse una strada nel deserto, in tempo di carestia e di pericoli. Dopo un certo tempo attraversasse il deserto sano e salvo e giungesse in un luogo abitato, sicuro e senza pericoli. Gli verrebbe da pensare: “Un tempo, con ricchezze e beni, percorrevo una strada nel deserto, in tempo di carestia e di pericoli. Ora ho attraversato il deserto sano e salvo e sono giunto in un luogo abitato, sicuro e senza pericoli.” Per questo motivo proverebbe letizia, troverebbe contentezza.
«Allo stesso modo, grande re, il monaco vede in sé questi cinque impedimenti non abbandonati come un debito, come una malattia, come una prigione, come la schiavitù, come una strada nel deserto.
«Come l’assenza di debiti, come la salute, come la liberazione dalla prigione, come la libertà, come un luogo sicuro; allo stesso modo, grande re, il monaco vede in sé questi cinque impedimenti abbandonati.
«Vedendo in sé abbandonati questi cinque impedimenti, in lui sorge letizia; per chi è lieto sorge gioia; con la mente colma di gioia il corpo si calma; con il corpo calmo sperimenta felicità; per chi è felice la mente si concentra.