In quel momento Mañjuśrī chiese a Vimalakīrti: «Come dovrebbe il bodhisattva osservare gli esseri viventi?»
Vimalakīrti rispose: «Come un evocatore di illusioni guarda gli esseri che evoca — così il bodhisattva osserva gli esseri viventi. Come i saggi vedono la luna nell’acqua, o un volto o una forma vista in uno specchio; come il tremolio del calore in una stagione torrida, come l’eco che segue un grido, come nuvole nel cielo, come schiuma sull’acqua, bolle sull’acqua, come una cosa non più solida del tronco del banano, non più duratura di un lampo; come un quinto grande elemento, un sesto aggregato, un settimo senso, un tredicesimo campo sensoriale, un diciannovesimo regno1 — così il bodhisattva osserva gli esseri viventi.
«Come forme nel mondo dell’assenza di forma, come germogli da un chicco bruciato, come le false visioni del corpo in un entrato-nella-corrente, come un rientrare nel grembo materno da parte del non-ritornante che non è più soggetto a rinascita, come i tre veleni di avidità, ira e ignoranza in un arhat, come avidità, ira o violazione dei precetti da parte di un bodhisattva che ha accettato la natura priva di nascita di ogni esistenza, come residui abituali delle afflizioni in un Buddha, come forme viste da un cieco, come il respirare di chi è immerso nell’assorbimento della cessazione, come le tracce di un uccello nel cielo, come un figlio nato da una donna sterile, come le afflizioni in un essere fantasma, come visioni in un sogno dopo il risveglio, come l’assumere una forma corporea da parte di chi è entrato nell’estinzione, come fuoco senza fumo — così il bodhisattva osserva gli esseri viventi.»
Mañjuśrī disse: «Se il bodhisattva osserva gli esseri in questo modo, come può trattarli con benevolenza?»
Vimalakīrti rispose: «Quando il bodhisattva ha finito di osservarli in questo modo, pensa tra sé: “Per il bene degli esseri viventi devo predicare loro questa Legge!” Questa è la vera benevolenza.
«Li tratta con una benevolenza di quieta estinzione, poiché in essa nulla nasce; li tratta con una benevolenza non ardente, poiché è priva di afflizioni; li tratta con una benevolenza imparziale, poiché le tre esistenze di passato, presente e futuro sono imparziali; li tratta con una benevolenza libera da contesa, poiché nulla sorge a opporvisi; li tratta con una benevolenza non-duale, poiché interno ed esterno non si uniscono; li tratta con una benevolenza indistruttibile, poiché porta a compimento sino alla fine; li tratta con una benevolenza salda e durevole, poiché la mente del bodhisattva non vacilla mai; li tratta con una benevolenza chiara e pura, poiché la natura di tutti i fenomeni è pura; li tratta con una benevolenza illimitata, illimitata come il cielo vuoto.
«Li tratta con la benevolenza dell’arhat, che ha sconfitto i legami predatori; li tratta con la benevolenza del bodhisattva, che porta contentezza a tutti gli esseri; li tratta con la benevolenza del Così Venuto, che ha colto i segni della Talità; li tratta con la benevolenza del Buddha, che risveglia gli esseri viventi; li tratta con una benevolenza spontanea, comprendendo che è priva di causa; li tratta con una benevolenza della bodhi, che ha un solo sapore; li tratta con una benevolenza insuperata, poiché recide ogni attaccamento; li tratta con la benevolenza della grande compassione, poiché li guida con il Grande Veicolo.
«Li tratta con una benevolenza che non si stanca mai, vedendo che tutto è vuoto e privo di ego; li tratta con la benevolenza del dono della Legge, mai risparmiando nei suoi doni; li tratta con la benevolenza dell’osservanza dei precetti, addestrando chi li infrange a fare meglio; li tratta con la benevolenza della sopportazione, proteggendo sia gli altri che se stesso; li tratta con la benevolenza dello sforzo, portando tutti gli esseri come il proprio fardello; li tratta con la benevolenza della meditazione, non toccata dal sapore; li tratta con la benevolenza della saggezza, che sempre conosce il momento giusto; li tratta con la benevolenza dei mezzi abili, con manifestazioni adatte a ogni occasione.
«Li tratta con una benevolenza che non nasconde nulla, procedendo con la purezza di una mente retta; li tratta con la benevolenza di una mente che indaga in profondità, libera da moto superfluo; li tratta con una benevolenza non ingannevole, poiché è priva di falsità e finzione; li tratta con una benevolenza piena di pace e diletto, poiché attraverso di essa essi conseguono il diletto del Buddha. Tale è la benevolenza del bodhisattva.»
Proseguendo con le sue domande, Mañjuśrī chiese: «Cosa intendi quando parli di compassione?»
«Intendo che qualunque merito il bodhisattva consegua, lo condivide tutto con tutti gli altri esseri viventi», rispose Vimalakīrti.
Mañjuśrī: «Cosa intendi per gioia?»
Vimalakīrti: «Ogni modo in cui il bodhisattva può aiutare o arricchire gli altri, lo considera un’occasione di gioia e mai di rimpianto.»
Mañjuśrī: «Cosa intendi per equanimità?»
Vimalakīrti: «Qualunque benedizione o buona fortuna il bodhisattva elargisca, non si aspetta nulla in cambio.»2
Mañjuśrī chiese quindi: «Se il bodhisattva teme il ciclo di nascita e morte, a cosa dovrebbe affidarsi?»
Vimalakīrti rispose: «Il bodhisattva, temendo il ciclo di nascita e morte, dovrebbe affidarsi al potere dei meriti del Tathāgata.»
Mañjuśrī: «Se spera di affidarsi al potere dei meriti del Tathāgata, in che cosa dovrebbe dimorare?»
Vimalakīrti: «Se spera di affidarsi al potere dei meriti del Tathāgata, dovrebbe dimorare nel salvare e liberare tutti gli esseri viventi.»
Mañjuśrī: «Se spera di salvare gli esseri viventi, da cosa deve liberarli?»
Vimalakīrti: «Se spera di salvare gli esseri viventi, deve liberarli dalle afflizioni.»
Mañjuśrī: «Se spera di liberarli dalle afflizioni, come dovrebbe procedere?»
Vimalakīrti: «Dovrebbe procedere con il metodo della retta presenza mentale.»
Mañjuśrī: «Come si procede con il metodo della retta presenza mentale?»
Vimalakīrti: «Si procede sulla premessa della non-nascita e della non-estinzione.»
Mañjuśrī: «Cosa non nasce, e cosa non si estingue?»
Vimalakīrti: «Il non-bene non nasce, il bene non si estingue.»
Mañjuśrī: «Qual è la radice del bene e del non-bene?»
Vimalakīrti: «Il corpo è la radice.»
Mañjuśrī: «Qual è la radice del corpo?»
Vimalakīrti: «Desiderio e avidità sono la radice.»
Mañjuśrī: «Qual è la radice del desiderio e dell’avidità?»
Vimalakīrti: «Le distinzioni false e vuote sono la radice.»
Mañjuśrī: «Qual è la radice delle distinzioni false e vuote?»
Vimalakīrti: «Il pensiero alla rovescia è la radice.»
Mañjuśrī: «Qual è la radice del pensiero alla rovescia?»
Vimalakīrti: «Il non-dimorare è la radice del pensiero alla rovescia.»
Mañjuśrī: «Qual è la radice del non-dimorare?»
Vimalakīrti: «Ciò che non dimora non può avere radice. Mañjuśrī, è sulla radice di questo non-dimorare che si fondano tutti i fenomeni.»
In quel momento vi era un essere celeste, una dea, nella stanza di Vimalakīrti che, vedendo questi grandi uomini e udendoli esporre la Legge, si rese visibile e, prendendo fiori celesti, li sparse sui bodhisattva e sui principali discepoli. Quando i fiori toccarono i bodhisattva, caddero tutti a terra subito, ma quando toccarono i principali discepoli, vi rimasero attaccati e non caddero. I discepoli tentarono tutti di scuotere via i fiori con i loro poteri soprannaturali, ma non vi riuscirono.
In quel momento la dea disse a Śāriputra: «Perché cerchi di scuotere via i fiori?»
«Questi fiori non sono conformi alla Legge», rispose. «Per questo cerco di scuoterli via.»3
La dea disse: «Non dire che questi fiori non sono conformi alla Legge. Perché? Perché i fiori non fanno tali distinzioni. Sei tu, nel tuo pensiero, ad aver costruito queste distinzioni, tutto qui. Se chi ha lasciato la vita di famiglia per seguire la Legge del Buddha fa tali distinzioni, questo non è conforme alla Legge. Bisogna essere privi di distinzioni per essere conformi alla Legge. Guarda i bodhisattva — i fiori non si attaccano a loro perché hanno già reciso ogni pensiero di distinzione. Proprio come gli spiriti malvagi riescono ad approfittare di una persona colta dalla paura, così, poiché voi discepoli avete paura del ciclo di nascita e morte, i sensi di forma, suono, odore, sapore e tatto riescono ad approfittare di voi. Ma una volta che una persona si è liberata dalla paura, i cinque desideri che sorgono da questi sensi non potranno più raggiungerla. Finché i residui dei legami non sono esauriti, i fiori vi si attaccheranno. Ma non si attaccheranno a chi li ha esauriti tutti.»
Śāriputra disse: «Dea, sei rimasta a lungo in questa stanza?»
Ella rispose: «Venerabile signore, la mia permanenza in questa stanza è pari al conseguimento della tua emancipazione.»
Śāriputra disse: «Dunque sei qui da molto tempo?»
«Venerabile signore», disse la dea, «da quanto tempo dura il tuo conseguimento dell’emancipazione?»
Śāriputra rimase in silenzio e non rispose.
La dea disse: «Con la tua grande saggezza, venerabile signore, perché rimani in silenzio?»
Śāriputra rispose: «L’emancipazione non può essere espressa a parole. Perciò non so cosa potrei dirti.»
La dea disse: «Parole, scrittura — tutte sono segni dell’emancipazione. Perché? Perché l’emancipazione non è interna, non è esterna e non è in mezzo. E parimenti le parole non sono interne, non sono esterne e non sono in mezzo. Perciò, Śāriputra, puoi parlare dell’emancipazione senza mettere da parte le parole. Perché? Perché tutte le cose che esistono sono segni dell’emancipazione.»
Śāriputra disse: «L’emancipazione non significa forse mettere da parte lussuria, ira e stoltezza?»
La dea disse: «Il Buddha, rivolgendosi a persone di superbia arrogante, affermò che si deve mettere da parte lussuria, ira e stoltezza per conseguire l’emancipazione, questo è tutto. Se si rivolgeva a coloro che erano liberi da superbia arrogante, il Buddha affermava che la natura stessa di lussuria, ira e stoltezza è l’emancipazione.»
Śāriputra disse: «Eccellente, eccellente! Dea, cosa hai ottenuto, cosa hai realizzato, per parlare con tale eloquenza?»
La dea rispose: «Non ho ottenuto nulla e non ho realizzato nulla: per questo ho tale eloquenza. Perché? Se si pretende di aver ottenuto qualcosa o di aver realizzato qualcosa, allora alla luce della Legge del Buddha si è arroganti e superbi.»
Śāriputra chiese alla dea: «Dei tre veicoli, quale persegui?»
La dea rispose: «Uso la Legge dell’uditore di voce per convertire gli esseri viventi, e quindi pratico la via dell’uditore di voce. Uso la Legge delle cause e condizioni per convertire gli esseri viventi, e quindi pratico la via del pratyekabuddha. Uso la Legge della grande compassione per convertire gli esseri viventi, e quindi pratico il Grande Veicolo.
«Śāriputra, quando si entra in un boschetto di alberi di campaka, si sente solo l’odore del campaka e non si sente nessun altro odore. E allo stesso modo, quando si entra in questa stanza, si sente solo la fragranza dei meriti del Buddha e non si prova alcun diletto nel sentire la fragranza dei meriti dell’uditore di voce o del pratyekabuddha.
«Śāriputra, questi Brahmā, Indra, Quattro Re Celesti, esseri celesti, draghi, spiriti e altri che sono entrati in questa stanza e ascoltano questo grande uomo esporre la corretta Legge, si dilettano tutti nella fragranza dei meriti del Buddha e se ne vanno avendo destato l’aspirazione al risveglio.
«Śāriputra, sono rimasta in questa stanza per dodici anni e non ho mai udito, fin dall’inizio, alcuna esposizione della Legge dell’uditore di voce o del pratyekabuddha. Ho udito soltanto della grande benevolenza e della grande compassione del bodhisattva, la Legge dei Buddha che è inconcepibile.
«Śāriputra, questa stanza manifesta costantemente otto fenomeni rari e senza precedenti. Quali sono questi otto? Questa stanza è costantemente inondata da raggi di luce dorata che non mutano mai, giorno e notte. Non è illuminata dal risplendere del sole o della luna. Questo è il primo fenomeno raro e senza precedenti.
«Coloro che entrano in questa stanza non sono mai turbati dalle impurità. Questo è il secondo fenomeno raro e senza precedenti.
«In questa stanza Brahmā, Indra, Quattro Re Celesti e bodhisattva da altre regioni si riuniscono costantemente in un’assemblea che non ha mai fine. Questo è il terzo fenomeno raro e senza precedenti.
«In questa stanza vi è costante esposizione delle sei pāramitā e della ruota della Legge che non regredisce. Questo è il quarto fenomeno raro e senza precedenti.
«In questa stanza si suona costantemente la musica più sublime degli esseri celesti e degli uomini, e dalle sue corde escono i suoni di innumerevoli persuasioni del Dharma. Questo è il quinto fenomeno raro e senza precedenti.
«In questa stanza vi sono quattro grandi depositi colmi di tesori vari per soccorrere gli indigenti e i bisognosi, una scorta a cui si può attingere senza mai esaurirla. Questo è il sesto fenomeno raro e senza precedenti.
«Quando questo grande uomo rivolge i suoi pensieri a loro, il Buddha Śākyamuni, il Buddha Amita, il Buddha Akṣobhya, Virtù Preziosa, Fiamma Preziosa, Luna Preziosa, Maestà Preziosa, Difficile da Superare, Eco del Leone, Che Giova a Tutti, e innumerevoli altri Buddha di questo tipo dalle dieci direzioni giungono all’istante in questa stanza ed espongono ampiamente gli insegnamenti segreti ed essenziali, lo scrigno del Dharma. E quando hanno finito di esporli, ritornano da dove sono venuti. Questo è il settimo fenomeno raro e senza precedenti.
«Entro questa stanza si possono vedere tutti i palazzi magnificamente adornati degli esseri celesti e le terre pure dei vari Buddha. Questo è l’ottavo fenomeno raro e senza precedenti.
«Questi sono gli otto fenomeni rari e senza precedenti. Śāriputra, chi, vedendo queste visioni al di là della credenza, si diletterebbe ancora nella Legge dell’uditore di voce?»
Śāriputra disse: «Perché non cambi questo corpo femminile?»4
La dea rispose: «Da dodici anni cerco i tratti di una donna e non riesco in alcun modo a trovarli. Cosa c’è da cambiare? Se uno stregone evocasse una donna fantasma e poi qualcuno le chiedesse perché non cambia il suo corpo femminile, sarebbe forse una domanda ragionevole?»
«No», disse Śāriputra. «I fantasmi non hanno forma fissa, quindi cosa ci sarebbe da cambiare?»
La dea disse: «Tutte le cose sono proprio così — non hanno forma fissa. Allora perché chiedere perché non cambio la mia forma femminile?»
In quel momento la dea impiegò i suoi poteri soprannaturali per trasformare Śāriputra in una dea come lei, mentre lei assumeva la forma di Śāriputra. Poi chiese: «Perché non cambi il tuo corpo femminile?»
Śāriputra, ora nella forma di una dea, rispose: «Non so perché mi sono improvvisamente trasformato assumendo un corpo femminile!»
La dea disse: «Śāriputra, se puoi cambiare questo corpo femminile, allora tutte le donne possono cambiare allo stesso modo. Śāriputra, che non è una donna, appare in un corpo di donna. E lo stesso vale per tutte le donne — sebbene appaiano in corpi di donna, non sono donne. Perciò il Buddha insegna che tutti i fenomeni non sono né maschili né femminili.»
Allora la dea ritirò i suoi poteri soprannaturali, e Śāriputra tornò alla sua forma originale. La dea disse a Śāriputra: «Dove sono ora la forma e la figura del tuo corpo femminile?»
Śāriputra disse: «La forma e la figura del mio corpo femminile non sono né esistenti né non esistenti.»
La dea disse: «Tutte le cose sono proprio così — non sono né esistenti né non esistenti. Proprio questo, il non essere né esistenti né non esistenti, è ciò che il Buddha insegna.»
Śāriputra disse alla dea: «Quando la tua esistenza presente giungerà a termine, dove rinascerai?»
La dea rispose: «Rinascerò come nascono gli esseri generati per trasformazione dal Buddha.»5
Śāriputra disse: «La nascita per trasformazione del Buddha non è una nascita che segue una morte.»
La dea disse: «È così anche per gli esseri viventi: non esiste per loro una nascita che segue una morte.»
Śāriputra disse alla dea: «Quanto tempo passerà prima che tu consegua l’anuttara-samyak-saṃbodhi?»
La dea rispose: «Śāriputra, quando tu ritornerai allo stato di un comune mortale non illuminato, allora io riuscirò a conseguire l’anuttara-samyak-saṃbodhi.»
Śāriputra disse: «È impensabile che io possa ridiventare un comune mortale!»
La dea disse: «Parimenti è impensabile che io consegua l’anuttara-samyak-saṃbodhi. Perché? Perché la bodhi non ha un luogo in cui dimorare, e quindi non c’è nessuno che la consegua.»
Śāriputra disse: «I Buddha che stanno ora conseguendo l’anuttara-samyak-saṃbodhi, e coloro che l’hanno conseguita nel passato e la conseguiranno nel futuro, numerosi come le sabbie del Gange — cosa diresti di tutti costoro?»
La dea disse: «Usiamo i numeri del linguaggio quotidiano, e quindi parliamo di tutti costoro come appartenenti alle tre esistenze di passato, presente e futuro. Ma questo non vuol dire che la bodhi conosca qualcosa di passato, presente e futuro.»
Allora la dea disse: «Śāriputra, hai conseguito la via dell’arhat?»
Śāriputra disse: «Ho realizzato che non vi è nulla da conseguire, e così l’ho conseguita.»
La dea disse: «Anche i Buddha e i bodhisattva sono così. Hanno realizzato che non vi è nulla da conseguire, e così l’hanno conseguita.»
In quel momento Vimalakīrti disse a Śāriputra: «Questa dea in passato ha fatto offerte a novantadue milioni di Buddha e può cimentarsi con i poteri soprannaturali di un bodhisattva. Ha portato a compimento tutti i suoi voti, ha accettato la verità della non-nascita, e dimora in uno stato dal quale non regredirà mai. A motivo del suo voto originale, può manifestarsi in ogni momento e insegnare e convertire gli esseri viventi.»
Note
2 Benevolenza, compassione, gioia ed equanimità costituiscono le quattro qualità incommensurabili (cfr. brahmavihāra). ↩
4 Śāriputra presuppone che ogni donna vorrebbe naturalmente trasformarsi in un uomo, se ne avesse il potere. ↩
5 Il Buddha assume un “corpo di trasformazione” (cfr. nirmāṇakāya) quando appare in uno dei regni inferiori dell’esistenza per guidare e istruire gli esseri che vi si trovano. ↩